I "cazzi" degli altri
Non supporto la gente riferisce dei problemi altrui (o i propri) come i loro "cazzi". Se i pensieri che disturbano una persona (o anche i sentimenti, le emozioni, gli impulsi ecc.) potessero essere veramente ridotti a un "cazzo", allora tutti i libri di letteratura, poesia, e psicologia sarebbero spazzati via, come minimo. (E già che ci siamo, anche i libri di filosofia: dopotutto si fanno "seghe mentali" lì, no?). A quel punto che importerebbe di quel che pensi, senti, provi, avverti tu? A meno che non sia perfettamente "logico" e "razionale" ("razionale" = conforme alle opinioni della gente rispettata, quella coi soldi; "logico" = spiegato senza gridare), allora hai "problemi psicologici". Se sei incazzato, hai problemi. Se sei triste, hai problemi. Se il tuo cane è morto, hai problemi. Se soffri d'un dolore esistenziale che concerne la mancanza di significato, una botta di spleen e una sensazione d'ennui troppo profonda, allora, (ehm, cos'ha detto?) allora vai subito dallo psicologo!
Gli psicologi stessi, che in teoria capiscono quel che la gente pensa o sente, sono (molto) inclini a non considerare le emozioni dei loro pazienti. Prova ad andare da uno psicologo e farci la prima seduta seduta ebbro di rabbia: scoprirai che nella maggioranza dei casi ti diranno che soffri di nevrosi, che potresti essere nel mezzo di un delirio, e che devi recarti immediatamente da uno psichiatra e prendere psicofarmaci XYZ "finché non starai meglio" (i.e., per sempre). Sul serio: chiama uno psicologo e vai da lui mostrandoti con degli sbalzi d'umore: vedrai che ti ho detto la verità. Perché anche (molti) psicologi fanno così? Perché, come la maggior parte della gente, hanno vissuto in modo conforme all'opinione corrente e, tant'è vero, si sono presi la laurea in psicologia per guadagnarsi i loro bei soldini. Così facendo, non appena sei "più triste della norma" (= sei più triste di quando ti ha lasciato la ragazzina o il ragazzino) e te ne vai dallo psicologo, ecco che incontri una specie di macchinetta che pensa più o meno così: rabbia -> nevrosi; tristezza -> depressione; mancanza di amici -> sociopatia; mancanza di emozioni -> sociopatia; competitività -> problemi d'infanzia; ecc. ecc. Non mi sorprenderebbe che questi giudizi subitanei che molti psicologi fanno siano una rassegna delle flashcards che hanno usato per passare gli esami a memoria.
Proprio perché per descrivere certi stati d'animo (ma anche certe riflessioni) sono stati scritti libri interi, le persone possono vivere stati d'animo e fare riflessioni molto più complesse di quel che credi (o di quel che credo io). Se fossero solo dei loro "cazzi" e loro stessero solo "male", allora, cazzo, saremmo tutti delle macchinette che stanno o "male" o "bene" qui. Dei cazzo di sistemi binari saremmo. No, non siamo così. Neanche te sei così.
La prossima volta che qualcuno che "sta male" si presenta a te (qualunque sia la ragione), pensa. Pensa prima di giudicare. Osserva quella persona: qual è il suo stato d'animo? che gesti fa? Ascoltala: di che cosa parla? quali parole usa perlopiù? quando alza il tono di voce? Se grida, non è pazza. Se piange, non è "debole". Se s'incazza, non è aggressiva. Tutto questo non è essere comprensivi: è intelligenza emotiva, Dio porco.